Il Carmelo: un luogo e un viaggio nel terzo millennio

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Joseph Chalmers, O.Carm. 

L’ultimo Capitolo Generale che si è tenuto in questo fine-secolo, è stato quello risalente al 1995: ha “lanciato” l’Ordine Carmelitano verso il nuovo millennio. In questa sede, ci siamo riproposti di affrontare ed assolvere tre incarichi principali: - 1) Esaminare ed approvare le nuove Costituzioni; 2) Eleggere un nuovo Priore Generale e il Consiglio Generale e 3) Riflettere sul tema, “Il Carmelo: un luogo e un viaggio nel terzo millennio — La nostra Missione Oggi - «Alzati e mangia, perché il cammino non sia troppo lungo»” (1 Re 19, 7).
Per molti anni e durante molti incontri anche a carattere internazionale, l’Ordine si è soffermato a riflettere sulla nostra identità Carmelitana. Attualmente si sta iniziando ad avvertire che è ormai giunto il tempo di meditare su quella che è la missione specifica del Carmelo. Il “luogo” menzionato nel titolo dal tema sopracitato, ovviamente corrisponde per noi Carmelitani al Monte Carmelo che si “erge” come rappresentativo di quelli che sono i valori fondamentali della nostra vita Carmelitana. Quali siano tali valori portanti ed il loro significato, si possono facilmente ritrovare nelle nuove Costituzioni che assai bene li mettono in luce.
Il concetto, invece, del “viaggio” ci rimanda ad una realtà dinamica. Sappiamo di essere in cammino; ma verso quale meta camminiamo? Certamente camminiamo nel terzo millennio e siamo in cammino verso di esso come fosse ancora una meta da raggiungere, siamo in viaggio verso il futuro... ma che cosa ci riserverà questo futuro?
Siamo invitati ad incamminarci verso il futuro che appartiene esclusivamente al Signore, il quale solamente conosce ciò che avverrà e che tesse la trama del nostro futuro dall’ordito del nostro presente. Noi non facciamo che porre le fondamenta di quello che sarà “poi”.
Nelle nuove Costituzioni (art. 14), i Carmelitani vengono descritti come persone che seguono il Cristo principalmente attraverso l’impegno che pongono nella ricerca del Volto del “Dio Vivente” (dimensione contemplativa della vita), attraverso la comunione fraterna e nel servizio in mezzo ai fratelli. Questi valori sono intimamente connessi gli uni agli altri.
Sono legati vicendevolmente ed inscindibilmente per mezzo dell’esperienza del “deserto”. I Carmelitani si impegnano a conformarsi al Cristo crocifisso, denudato e “spogliato” della Sua condizione divina: questa è la meta del loro cammino, il fondamento della loro esistenza.
Siamo “interpellati” personalmente al fine di compiere un cammino di perfezione: “annientando” tutto ciò che ci è di ostacolo nel divenire perfettamente sottomessi al Signore e cercando di eliminare tutto quello che ci “frena” nell’amore che dobbiamo a Cristo ed al nostro prossimo.
Il processo di spogliamento di tutto ciò che non è Dio, e che perciò conduce all’unione col Signore, nella nostra tradizione spirituale è conosciuto come “puritas cordis” e “vacare Deo”. Concetti che esprimono un’apertura totale a Dio e un progressivo svuotamento di sé.
Quando, attraverso questo processo, arriviamo al punto in cui siamo in grado di vedere l’intera realtà con gli Occhi stessi di Dio, il nostro atteggiamento nei confronti del mondo si trasformerà e questa nuova visuale sarà finalmente incarnata, concretizzata, nella nostra vita di fraternità e di apostolato. Le due “figure” che particolarmente ci ispirano ed incitano attraverso questo particolare cammino di “sequela” di Cristo, sono per noi Carmelitani, naturalmente, il Profeta Elia e “Nostra Signora”, Madre del Carmelo.

da \ O. Carm

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