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Rifugiati: la politica che minimizza e basta

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di Fabio Ghia 28 dicembre 2013 POLITICA   La prima benedizione natalizia di Papa Francesco, messaggio di pace rivolto a tutti i poveri e diseredati del mondo, è stato anche un momento di preghiera e di riflessione per tutti coloro che patiscono le pene di una guerra, così come le vittime di Lampedusa e la tratta degli uomini. Definito dal Santo Padre “un delitto contro l’umanità”. Parole che, come sempre, colpiscono nel profondo e ci riportano alle immagini shock del Cie di Lampedusa, ma anche al conflitto in Siria, alla Repubblica Centrafricana, al Sud Sudan, alla Nigeria, alla Repubblica Democratica del Congo, al Corno d’Africa, all’Iraq. Tutti posti dove i conflitti e le lotte intestine continuano a generare sofferenza e a causare centinaia di migliaia, se non milioni di sfollati (Siria) destinati quasi certamente alla clandestinità per poi accedere allo status di Rifugiato. “Dona speranza e conforto ai profughi e ai rifugiati”, ha invocato il Papa, chiedendo “accoglien...

La fuga in Egitto

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di Mauro Leonardi 28-12-2013 Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò...». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio»... Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: «Un grido è stato udito in Rama». (Mt 2, 13-18) Questa volta Maria non obbedisce a un angelo ma a un uomo, Giuseppe, il suo sposo. Questa volta è lui a dire cosa succederà, quello che accadrà, che dice: non si torna a casa ma si riparte. Giuseppe è un uomo che sa ascoltare i sogni, svegliarsi e ripartire senza aspettare il giorno. Senza rivedere tutto alla luce del giorno e senza organizzare meglio le cose. Perché sa il fatto suo, sa di sapersela cavare. È un uomo che sa contemplare Dio e sa ...
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Condanna unanime dell'attentato a Beirut: tra le vittime l’ex ministro delle Finanze, Shatah Grave attentato stamani a Beirut, in Libano: almeno 6 i morti, una settantina i feriti in seguito all’esplosione di un’autobomba. Nel mirino dell’attacco l’ex ministro delle Finanze, Shatah, braccio destro di Saad Hariri ora leader dell’opposizione. Dura la reazione del premier dimissionario Mikati, che invoca la pace e il dialogo. Per il presidente libanese Suleiman: ''questo crimine vigliacco contribuirà solo a rafforzare la determinazione dei libanesi a difesa del loro Paese''. Al coro unanime di condanna si sono uniti anche il segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon, il patriarca cattolico maronita libanese Beshara al-Rahi per il quale ''il Libano perde un volto brillante della comprensione e della moderazione'' e il Gran Mufti del Libano Mohammed Rashid Qabbani. Condanne anche da parte di Turchia, Quatar e Arabia Saudita, mentre la Siria nega quals...