Cantos y Santos - S. Teresa e la sua città
di P. Fabio Pistillo ocd
Avila è la città natale di S. Teresa.
Avila parla di Teresa in ogni strada e Teresa parla di Avila in tutti i
momenti della sua vita. Santa Teresa d'Avila, così è ricordata dalla
storia e così è invocata dai cristiani.
È lei la patrona della città insieme a S. Segundo, il vescovo che convertì la cittadinanza al cristianesimo nel I secolo.
Parla di Teresa la cinta muraria che si ammira al giungere ad Avila: di stile romanico costruita in pochi anni, dal 1090 al 1099. Fu edificata allo scopo di custodire al suo interno la vita dei cittadini
e allo stesso tempo come baluardo di difesa contro gli invasori
musulmani. Non si sa con certezza quanti uomini vi lavorarono, ma sembra
tra i 1900 e i 3000, per lo più schiavi arabi. Si tratta di una costruzione di poco più di 2 chilometri e mezzo. Le mura sono alte anche 13 metri e larghe fino a 4. Ben 88 grosse e maestose torri granitiche, alte fino a 20 metri, si innalzano verso il cielo e sembra che al cielo azzurro elevino ogni sguardo che su di loro si posa. Non per nulla una di queste torri è l'abside della cattedrale,
ovviamente la torre più prestigiosa situata sul lato orientale della
città. Per chiunque arrivi ad Avila la muraglia conferisce l'impressione
di trovarsi vicini ad un castello. Le torri, i merli - più di 2500 -,
le porte di accesso, tutto riporta al mondo cavalleresco, tutto evoca le
imprese eroiche.
Sicuramente la Santa trasse ispirazione per il suo capolavoro, il "Castello Interiore", da queste mura.
Aveva vissuto per 20 anni dentro, custodita da queste maestose
sentinelle e le contemplò per altri 27 dal monastero dell'Incarnazione o
dal monastero di S. Giuseppe, ambedue all'esterno della cinta. In
questa sua opera, Teresa paragona l'anima ad un castello ricco di vita al suo interno, un castello con numerose dimore, dove la più importante, la stanza centrale, è abitata da sua Maestà,
così Teresa amava chiamare Dio. L'uomo è chiamato ad entrare in questo
prezioso castello e percorrere le dimore fino a quella centrale, «dove
accadono le cose di maggior segreto tra Dio e l'uomo» (Castello Interiore, Prima Dimora, I, 3).
Forse anche S. Giovanni della Croce si è ispirato a questa muraglia, quando descrive il tenero e amoroso gesto dell'amata - l'anima fedele - verso l'amato - Cristo - paragonando la mano che accarezza i capelli all'aria che passa attraverso i merli delle mura:
«La brezza dalle mura/ attor che i suoi capelli scompigliavo/ con tocco
di frescura/ il mio collo sfiorava/ e in estasi rapita mi lasciava» (Strofe dell'anima, VII).
Si può percorrere questa muraglia sia
esteriormente che dall'interno della città e si può persino passeggiare
sopra gustando un panorama che ci riporta nello spazio di un solo
respiro all'Avila dei cavalieri, alla città dalle gesta eroiche,
dell'onore; tutti valori che Teresa respirò sin dall'ambiente familiare e
che ne forgeranno la tempra, il carattere e la spiritualità.
Avila in quel Siglo de Oro
conosce l'apice del suo splendore. Da Avila escono i capitani per la
guerra in Africa, per la guerra contro il regno di Navarra dove
parteciperà il padre di Teresa, Don Alonso Sanchez de Cepeda, e soldati
per la guerra in Italia, dove morrà Giovanni, il fratello maggiore di
Teresa. Da Avila partono tanti soldati per il nuovo mondo e tra questi
partiranno alcuni suoi parenti. Verso il 1561, quando Teresa aveva 46
anni, la città contava all'incirca 10.000 abitanti ed era una delle
città più popolate del Regno di Castiglia e Leon. La popolazione era
distribuita in sei quartieri: S. Giovanni, Santiesteban, S. Pietro,
Sant'Andrea, la Trinità e S. Nicola. La famiglia di Teresa viveva nel quartiere di S. Giovanni e Teresa venne battezzata nella chiesa di S. Giovanni poco distante da casa sua.
La vita dentro la città è intensa: 20
mugnai, 25 scrivani e 25 ortolani, 81 carpentieri, 95 sarti, un
centinaio di calzolai e altrettanti lavoratori della lana. Erano
artigiani ed esperti nei loro ambiti, veri maestri. Insieme a tutti
questi lavoratori vi erano i nobili e i poveri. Molti nobili vivevano ad
Avila e tra questi vi era la famiglia della Santa. Occupavano il primo
gradino della gerarchia nobiliare: gli hidalgos. Ma era una
ricchezza e una posizione sociale non ostentata e che non escludeva
nessuno. Sappiamo dai ricordi di Teresa che una serva in casa del padre
veniva trattata come una figlia e che tante giovani volevano entrare a
servizio di Don Alonso. Teresa stessa nei suoi monasteri volle annullare ogni discriminazione sociale, tutte erano riunite per il Signore ed erano tutte spose sue.
Sappiamo che trasferì la comunità del monastero di Pastrana perché la
Principessa d'Eboli, che aveva deciso di vivere con loro la vita
carmelitana, trattava le monache come serve.
Molti poveri si vedevano circolare per
le strade a elemosinare. Le loro dimore erano degli ospedali dediti ad
accogliere vagabondi, infermi e mendicanti e ce n'erano almeno nove. Uno
di questi ospedali, Santa Scolastica, si trovava vicino alla casa della
famiglia di Teresa. Uno degli amici di Teresa, Gaspar Daza, aveva
promosso la fondazione della Confraternita della Misericordia per
soccorrere i poveri.da \ carmeloveneto.it
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