L’eterno
progetto
Figli
nel Figlio
di Anastasio Ballestrero
ELEZIONE E PREDESTINAZIONE
Dio,
prima della creazione del mondo, ci ha
eletto
ad essere santi nella carità, avendoci
predestinati ad essere figli in Cristo Gesù
( Ef 1, 3-4 )
Con queste parole dell’apostolo Paolo noi entriamo
nella considerazione del fine della nostra vita, e non tanto mettendoci da un
punto di vista ristretto e piccolo, pensando cioè che cosa toccherà a noi alla
conclusione della nostra esistenza terrena, quanto piuttosto mettendoci dal
punto di vista di Dio. È Lui il nostro Creatore per cui non siamo noi a darci
un fine, ma è Lui che ce lo dà. Noi sorgiamo dalle sue Mani onnipotenti,
segnati da una vocazione che è nelle sue scelte da tutta l’eternità, quando Dio
era Dio ma non solo, perché era beata comunione trinitaria, infinitamente
felice e infinitamente perfetto. Nella generosità infinita dei suoi pensieri
aveva anche quello della creazione: fare scaturire dal nulla le cose, secondo
un suo libero disegno e noi eravamo nel suo pensiero e nel suo desiderio.
Pensava a noi e, pensandoci, ci voleva far partecipare alla suo Vita eterna,
nella comunione della Carità, nella partecipazione della santità. Intendeva
realizzare questo disegno attraverso un mistero insondabile e sublime: quello
del Signore Gesù Cristo!
<<Prima
della creazione del mondo>>.
Immaginiamoci Dio che nella beata contemplazione e
comunione di sé, attraverso la fecondità della Trinità non dico che sogna,
perché Dio non sogna,ma pensa e nel suo eterno Pensiero vede tutti noi, legati
a Gesù per essere partecipi in Lui della sua santità attraverso la comunione
dell’identica Carità della Trinità, lo Spirito Santo. Questo è il fine
Il mondo creato è solo premessa del suo disegno,
perché è creato per essere il santuario di un altro disegno, anch'esso di
creazione, ma di una creazione immensamente più nobile: quella di essere
uomini.
L’uomo è creato da Dio con una vocazione che lo
lega a Gesù, vero Dio e vero Uomo, nel cui incontro ogni uomo trova il
raggiungimento del disegno di Dio, del piano di Dio. Insomma nelle intenzioni
del Signore c’è la nostra vocazione alla santità – che poi è la setta cosa che
il nostro fine – quale avvenimento che si inserisce in un piano universale.
Ognuno di noi è chiamato ad essere santo nella partecipazione ad un unico piano
divino. Quindi esiste una particolare solidarietà tra noi, siamo tutti chiamati
ad essere santi,ognuno per conto suo, ma con questa comune vocazione che dà
l’unità a tutta l’opera creatrice e salvatrice del Signore. In questa
prospettiva, il nostro diventare santi non è un avvenimento da solitari, ma si
inserisce nell'avvenimento universale della vocazione e della grazia di tutti
Perciò, pensando al nostro fine, non dobbiamo
immaginarci di decidere per conto nostro il da farsi, pensando e ripensando
cosa faremo e cosa non faremo e poi ciascuno concludere: ho deciso, farò
questo, farò quest’altro. Non riduciamo la nostra vita ad una visione così
angusta, così meschina! No! Noi esistiamo perché chiamati da Dio ad essere un
momento di quella universale realtà della santità di Dio che si partecipa alle
sue creature nel mistero di Gesù Cristo. (
continua )
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