Leggere nel cuore, come don Bosco
di Marco Pappalardo | 30 gennaio 2015
da | vinonuovo
Alla vigilia della festa nell'anno bicentenario della nascita parla il rettor maggiore dei salesiani don Artime: «Ripartiamo dalla fiducia nei giovani»
Quest'anno
il 31 gennaio sarà una giornata speciale per la Chiesa e per una buona
fetta di mondo: la liturgia ci ricorda san Giovanni Bosco, e il 2015
ci ricorda anche i 200 anni dalla sua nascita. Il Rettor Maggiore dei
Salesiani, don Angel
Fernandez Artime, eletto il 25 marzo scorso come decimo successore di Don
Bosco, parla del Bicentenario come di «un anno di Grazia da vivere
come Famiglia Salesiana con un senso di gratitudine al Signore, di
umiltà ma anche di grande gioia, consapevoli che è stato Lui a
benedirci con questo bellissimo movimento spirituale apostolico
fondato da Don Bosco e sotto la guida di Maria Ausiliatrice».
E,
perché non sia solo un momento di festa, aggiunge: «Auspico che
possa essere una preziosa occasione per guardare al passato con
gratitudine, al presente con speranza, e per sognare il futuro di una
missione evangelizzatrice ed educativa con forza e novità
evangelica, con coraggio e sguardo profetico, lasciandoci guidare
dallo Spirito». Il tempo che passa può portare stanchezza eppure
nel mondo si vedono i segni di giovinezza apostolica e pastorale che
mostra ancora il volto di Don Bosco.
«Vogliamo riconoscere il volto
di Don Bosco - continua Artime - nei luoghi in cui il carisma si è
reso presente con la sua singolarità esercitando un'irresistibile
attrazione. Don Bosco continua ad affascinare i giovani del mondo da
200 anni. E non solo è possibile ammirarlo, ma come per tanti di noi
è possibile impegnare la vita nell'imitarlo e assumere le sue
scelte. Ci ha affascinati con la sua capacità di donazione piena,
con l'offerta senza condizioni per i giovani, con il suo progetto e
sogno per i giovani: "Mio desiderio è vedervi felici in questo
mondo e per l'eternità", che si concretizza nella sua opzione di
educare "onesti cittadini e buoni cristiani". Egli, come pochi o
quasi nessuno, nel suo tempo, fu capace di leggere nel cuore dei
giovani, captare il loro grido e le necessità più profonde;
credette nei giovani, nelle loro capacità, nel seme di bontà che
c'è in tutti i cuori, seminato da Dio».
C'è il rischio che le
iniziative di quest'anno creino entusiasmo sul momento, che poi si
spegnerà dopo poco, e questo il Rettor Maggiore lo sa bene: «Poiché
potrebbe esserci il rischio di lanciare giochi d'artificio che
cadono nel vuoto, ci impegnamo invece affinché sia un'opportunità
di rinnovamento spirituale e pastorale, un'occasione per rendere
più vivo il carisma e più attuale Don Bosco per il bene dei
bambini, degli adolescenti e dei giovani, in special modo i più
poveri e fragili.
Sarà
anche un tempo in cui, come Famiglia Salesiana, continueremo il
nostro cammino verso le "periferie" della società e dei
giovani.
Siamo
chiamati a leggere le realtà sociali con impegno e intenzioni chiare
per i giovani emarginati o a rischio; siamo chiamati ad avere piena
fiducia qualunque sia stato il loro passato, mostrando che sono
proprietari e protagonisti dei loro sogni e ricchi di talenti».
Don
Bosco era un grande sognatore e un uomo di speranza concreto, allo
stesso mondo il suo decimo successore: «Intanto spero che i salesiani
fortifichino la propria vocazione, affinché siano più "Don Bosco
oggi", più fedeli all'insegnamento del Signore Gesù. A livello
della Famiglia Salesiana vorrei che restassero i segni di un cammino
fatto insieme di crescente comunione e partecipazione. In molti
giovani sarebbe bello che si matenesse il desiderio di vivere più
profondamente la vocazione cristiana di "discepoli missionari",
l'impegno a favore del prossimo, l'apertura al progetto personale
di vita dove Dio è presente, qualsiasi sia la strada che Lui li
chiama a percorrere».
Marco Pappalardo, classe 1976, giornalista pubblicista di Catania e docente di Lettere. Collabora con Avvenire, con il quotidiano La Sicilia per il quale cura la rubrica "Diario di Prof", per il mensile Mondo Erre, per siti che si occupano del mondo adolescenziale, giovanile e della scuola. Già membro della Consulta Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, è impegnato nella diocesi etnea in vario modo e da anni nel mondo dell'educazione attraverso l'oratorio; tra le esperienze di volontariato quotidiano, condiviso con colleghi, amici, alunni ed ex-alunni, ci anche sono la cura e il servizio agli immigrati, ai senza dimora e alle famiglie disagiate. Scrive per la Libreria Editrice Vaticana, la Elledici, l'Effatà, Il pozzo di Giacobbe, per la San Paolo con cui ha pubblicato un nuovo libro dal titolo "Nelle Terre dell'Educazione".
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